Nella giornata del 4 marzo la nostra scuola ha ospitato l’avvocato Moiola, membro del Comitato per le pari opportunità, un gruppo che lavora per promuovere l’uguaglianza tra i cittadini e contrastare ogni forma di discriminazione.
Durante l’incontro con i ragazzi di prima media si è parlato soprattutto di linguaggio e stereotipi di genere; con gli studenti di seconda invece si è affrontato il tema del bullismo e del cyberbullismo, argomenti molto attuali che riguardano da vicino la vita quotidiana dei ragazzi.
Gli studenti delle classi terze avranno invece un incontro a loro dedicato sul tema delle dipendenze.
Una parte importante dell’incontro è stata dedicata al ruolo del linguaggio. La lingua serve a comunicare informazioni, emozioni e idee, ma può anche influenzare il modo in cui pensiamo e vediamo gli altri. Le parole, infatti, non sono mai neutre: riflettono la società in cui viviamo e cambiano insieme ad essa.
L’avvocato ha spiegato che il significato di una parola non dipende solo dal dizionario, ma anche dalle immagini e dalle esperienze che associamo a quel termine. Ad esempio, la parola maestro può indicare diverse figure, mentre maestra viene spesso collegata quasi esclusivamente all’insegnante della scuola primaria. Questo accade perché siamo più abituati a sentirla in quel contesto.
Da queste associazioni nascono spesso gli stereotipi, cioè idee preconcette che si ripetono nel tempo e che possono portare a giudizi superficiali. Alcuni esempi sono l’idea dei giochi “da maschi” o “da femmine”, l’uso dei colori azzurro per i bambini e rosa per le bambine, oppure espressioni come maschiaccio o femminuccia, che giudicano i comportamenti secondo modelli prestabiliti.
L’obiettivo oggi è superare questi stereotipi, riconoscendo che le differenze tra le persone non devono diventare un limite o una barriera.
Durante l’incontro si è riflettuto anche sul fatto che le parole possono discriminare. Alcuni termini assumono significati diversi se declinati al maschile o al femminile. Se le parole sono la traduzione del pensiero, allora il modo in cui parliamo può influenzare anche il modo in cui pensiamo.
Per questo è importante usare il linguaggio con attenzione e rispetto, ricordando che le parole possono lasciare segni profondi.
Con i ragazzi di seconda si è parlato anche di bullismo e cyberbullismo. Il bullismo è un comportamento ripetuto in cui una persona cerca di far sentire un’altra inferiore. Perché si possa parlare di bullismo devono esserci tre caratteristiche: intenzionalità, persistenza e asimmetria, cioè uno squilibrio tra chi attacca e chi subisce.
Quando questi comportamenti avvengono attraverso internet e i social, si parla invece di cyberbullismo. Online, infatti, i contenuti possono diffondersi molto velocemente e raggiungere un numero enorme di persone.
Per questo è fondamentale usare le tecnologie con responsabilità. Tra le regole ricordate durante l’incontro ci sono: sapere che tutto ciò che si pubblica online può diventare pubblico e virale, rispettare la privacy degli altri, fare attenzione alle informazioni false e non avere paura di chiedere aiuto se si è vittime di comportamenti scorretti.
L’incontro si è concluso con un messaggio importante: le parole e i comportamenti hanno un grande peso. Imparare a usarli con consapevolezza, sia nella vita reale sia online, è il primo passo per costruire relazioni più rispettose e una società più giusta.
da Segreteria
del giovedì, 05 marzo 2026